Cose d’altri tempi “Il ferro da stiro”

La lisciatura e la stiratura dei tessuti risale a oltre 4000 anni fa. Fra gli Egizi e i Minoici, era in uso stendere e anche plissettare i tessuti. Il gonnellino del Faraone doveva essere finemente plissettato e inamidato. Il lavoro veniva eseguito a freddo utilizzando dei lisciatoi in metallo pesante o in pietra. Per favorire la tenuta della plissettatura, il tessuto veniva leggermente bagnato con una soluzione di acqua e resina. In pratica era già nato l’appretto, che oggi troviamo confezionato in bombolette spray. La scoperta della stiratura con l’utilizzo di strumenti metallici riscaldati si fa risalire ai cinesi, nel periodo della dinastia Han, 200 aC – 220 dC. Si trattava di recipienti di bronzo, provvisti di manico che venivano riempiti con la brace.

I romani utilizzavano piastre di metallo provviste di lunghi manici che venivano riscaldate sui bracieri. Per favorire la tenuta delle pieghe, anche i romani utilizzavano un fissativo, che consisteva in una soluzione di acqua, sapone e urina…

Per tutto il medioevo il ferro da stiro cambiò solo nella forma, che su un lato venne appuntita e affinata. Il riscaldamento avveniva sempre posizionando lo strumento su una fonte di calore. Il primo ferro con contenitore per il riscaldamento con brace, europeo, venne inventato agli inizi del 1700. Il ferro elettrico venne brevettato negli stati uniti intorno al 1890. Ricordo che nelle nostre campagna, per tutti gli anni cinquanta, si faceva ancora gran uso dei ferri da stiro da riscaldare sul piano della stufa economica. Anche chi possedeva un ferro da stiro elettrico, per risparmiare corrente elettrica, spesso si affidava al vecchio ferro da stiro da riscaldare o provvisto di contenitore per la brace. Il ferro a vapore venne inventato nel 1926, ma in Italia è divenuto d’uso comune da non più di 45 anni circa. Nell’immagine vediamo un ferro da stiro da riscaldare e un in bronzo con contenitore per la brace.
Gabriele Mercati gennaio 2017

Gabriele Mercati Editore
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  copertina e la vita   copertina pensieri di bambinaMatilda una donna moderna vissuta nel Medioevo 

 

Ying, il cinese e la ragazzaPandemia

Cose d’altri tempi “La macchinetta del Flit”

Chi come me è nato negli anni quaranta o cinquanta certamente la ricordà. Era una pompetta che serviva per spruzzare l’insetticida contro mosche, zanzare, pidocchi e altri insetti fastidiosi o dannosi.

Quella della foto è marchiata D.D.T. l’utilissimo, ma altrettanto pericoloso Dicloro-Difenil-Tricloroetano sigla (DDT).

Il chimico austriaco Othmar Zeidler, lo sintetizzo nel lontano 1873, mentre nel 1939 il chimico svizzero Paul Hermann Müller alla ricerca di un insetticida contro i pidocchi, ne scopri l’efficacia contro questi parassiti. Questa scoperta nel 1948 gli valse il premio Nobel per la medicina.

macchinetta del flit

macchinetta del flit

Il DDT è una sostanza cristallina incolore, insolubile in acqua, mentre lo è in solventi e sostanze oleose. In Italia generalmente veniva commercializzato con il nome “Flit”, anche se potevano essere presenti anche altri marchi. Dagli anni 40, ma in special modo degli anni 50 e 60 se ne fece grande uso per combattere la zanzara anofele responsabile della trasmissione di malaria e tifo. Con l’uso di questo insetticida in Europa e Nord America è stata debellata la malaria responsabile fino agli anni 50 di molte morti. Dal 1945 venne massicciamente impiegato anche come insetticida in agricoltura e questo provocò un forte impatto ambientale, in quanto questa sostanza è molto persistente e si accumula nel terreno, restandovi per decenni. Il DDT può essere dannoso per molte specie di pesci e di piccoli animali alla base della catena alimentare. Alla fine degli anni sessanta si iniziò a sospettare che potesse essere cancerogeno e nel 1972 negli U.S.A. ne venne proibito l’utilizzo. In Italia venne messo al bando nel 1978. Purtroppo in Asia, Africa e Sud America la malaria colpisce ancora, si stima che ogni anno le persone contagiate siano diversi milioni. In queste zone il DDT viene ancora utilizzato, ma con interventi mirati e sotto il controllo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Recenti studi porterebbero a ritenere che non sia cancerogeno per l’uomo, questa è

Per molti di noi la macchinetta del Flit, ci riporta romanticamente a momenti della nostra giovinezza. Non possiamo dire altrettanto per il DDT del quale probabilmente non si è scoperto ancora tutto.

Cose d’altri tempi “Storia del caffè”

macinino

Antico Macinino

Il macinino del caffè e la vecchia caffettiera.
Sulla sinistra della foto e rappresentato un vecchio macinino per il caffè, un oggetto un tempo utilizzato dalle nostre nonne. Sulla destra vediamo una caffettiera in ottone di fattura Araba. Gli Arabi ebbero un ruolo essenziale nella diffusione del caffè nel mondo.

Il macinino a mano e la vecchia cuccuma, per le nostre zone sono oggetti ormai sorpassati. Adesso i macinini sono elettrici, la caffettiera è stata sostituita dalle macchine espresso.

caffettiera

vacchia caffettiera

Oggi dì specialmente per usi casalinghi, si sta passano alle macchine espresso utilizzano le capsule con dentro la giusta dose di caffè macinato. Non dobbiamo però dimenticare la vecchia napoletana e la gloriosa moka. Per giungere a tutto questo il percorso è stato lungo ed è interessante ricordarne la leggenda.

La scoperta del caffè si fa risalire a circa 1500 anni fa. Si racconta che in Etiopia un novizio di un monastero Copto, addetto alla custodia di un gregge di capre, mentre gli animali stavano pascolando si addormentò. Al suo risveglio le capre erano sparite. Egli si mise alla ricerca seguendo le tracce, era ormai notte fonda quando le ritrovo intente a brucare da alcuni cespugli delle strane bacche rosse. Constatò che gli animali erano più vivaci e con difficoltà riuscì a distoglierli da quel pasto. Temendo che il Priore del convento gli infliggesse una severa punizione, decise di raccogliere alcuni di quei frutti, in quando in qualche modo doveva giustificarsi. Il Priore dopo una bella lavata di testa gli disse di consegnare quelle bacche al frate erborista. Questi, alcuni giorni dopo, verificato che le capre non erano morte, anzi appena libere si avviavano in direzione della zona dove crescevano quei misteriosi cespugli, stabilì che quelle drupe dovevano essere commestibili. Incuriosito ne assaggio alcune trovandole così disgustose che con stizza le gettò sul fuoco.

Al contatto con la brace le bacche iniziarono ad emanare un profumo gradevole che stuzzicava le narici. Dopo vari tentativi e solo nel 1200 gli Arabi scoprirono che a provocare quel invitante aroma era la parte interna della bacca, cioè il seme. Così venne in uso tostare e frantumare il chicco per poi metterlo a bollire in acqua. Era nato il caffè! Per alcuni secoli Yemen e Arabia detennero il monopolio del caffè, però nel 1600 un esploratore indiano riuscì a trafugare alcune bacche di caffè e a impiantare una produzione in India. In seguito in Africa vennero scoperte anche altre varietà. Oggi la produzione di caffè si è sviluppata in varie zone calde del mondo. Il termine “Caffè” sembra derivi dal Turco “kahwe”, altri sostengono che deriva da “Caffa” nome della zona dell’Etiopia dove gli arbusti crescevano spontanei.

Esistono varie varietà di caffè le più conosciute sono: Arabica, Robusta, Excelsa, Liberica, Rio e tante altre ancora.

Ci vollero alcuni secoli prima che la bevanda giungesse in Europa. Si dice che ad introdurla, intorno al 1570, siano stati i Veneziani. Nel 1700 la repubblica di Venezia contava oltre 200 locali che servivano caffè.