Intervista rilasciata al Blog “ODI LETTERARI “

giovedì 28 aprile 2016

Il mestiere dell’editore: intervista a Gabriele Mercati

Gabriele Mercati è un giovane editore, non d’età, ma di spirito, nel senso che ha appena fondato la sua casa editrice, con la quale cerca di dar vita a una proposta editoriale alternativa, non corrotta dalle solite dinamiche dei grandi marchi e aperta agli esordienti. Un rischio e un onere, senza dubbio.

Gli abbiamo fatto qualche domanda per capire com’è nata la sua passione e dove crede di arrivare.

– Gabriele Mercati, scrittore, editore e contadino. Dimmi, è più complicato curare l’orto o un libro? E cosa dà più soddisfazione? 
– In prima battuta voglio ringraziarti per avermi dato modo di esprimere il mio parere. Posso definirmi un personaggio particolare, perché legato a realtà apparentemente antitetiche. Sono nato nel 1948, nelle campagne del ravennate, da una famiglia di agricoltori. Una famiglia che, seppur legata alla terra, era costantemente attenta all’innovazione in agricoltura, dunque al progresso tecnico. Già da bambino, questa condizione mi ha consentito di vivere in un mondo sempre in movimento e di fare esperienze importanti che hanno plasmato in me la curiosità del nuovo, il gusto per la sperimentazione e la ricerca di fantastici nuovi obiettivi. Dopo un diploma e l’impiego in un Ente pubblico ho continuato a essere legato alla terra, sia per aiutare il lavoro dei miei genitori che per affezione sentimentale. Ma anche all’interno dell’Ente non sono stato con le mani in mano, in quanto oltre alle incombenze d’istituto, ho cercato di specializzarmi in informatica. Dopo la pensione mi sono occupato di varie cose, perché l’inattività porta l’uomo alla necrosi della mente… Dal 2008 ho iniziato a scrivere romanzi, quasi per gioco, sulla base di uno stimolo trasmessomi da Ken Follet durante la lettura di Un Mondo Senza Fine. Nel 2009 terminai il primo romanzo Matilda una donna moderna vissuta nel Medioevo, saga il Ducato dei sette castelli. A tutt’oggi continuo a scrivere. Ho completato sette romanzi di cui quattro pubblicati (i primi tre con altri editori, il quarto direttamente da me). Essendo i miei genitori molto anziani, ho continuato parallelamente a curare una piccolissima produzione di verde ornamentale, il Ruscus, ancora in essere nel loro piccolo podere. Questa attività mi consente di ossigenarmi e di alternare il lavoro intellettuale a quello manuale con benefici sia fisici che mentali. Se sia più complicata un’attività o un’altra è difficile da stabilire, perché quando fai le cose con passione le soddisfazioni arrivano comunque e ti ripagano di tutta la fatica.
– Per quale pazza ragione ha scelto di diventare un editore?
– Ormai non è un mistero, per gli scrittori, soliti noti a parte, non è semplice trovare chi pubblica il tuo lavoro. Parto da questa prospettiva: c’è sempre del buono nell’impegno. Se hai portato a termine un lavoro investendo passione, ricerca, passione, meriti di essere valutato con serietà e rispetto. Dopo ore e ore di scrittura, di limatura del testo, di infinite riletture, ricerca di errori o di appropriate parole, è giusto che il tuo lavoro trovi corrispondenza. Mi è successo in prima persona…Ho un carattere indipendente e dover attende mesi senza una risposta mi innervosiva, in quanto non c’è peggior momento dell’attesa. Una attesa senza un assenso o un rifiuto è un dramma per l’autore. Gli editori sono subissati da richieste di pubblicazione e spesso e volentieri non si degnano neppure di inviare una email negativa, e tu resti lì come un allocco. Di conseguenza ho deciso di aprire la mia piccola casa editrice nata in primo luogo per la pubblicazione delle mie opere. A distanza di pochi mesi ho ricevuto diverse proposte di valutazione di manoscritti e auspicabile pubblicazione, pervenute direttamente da singoli autori e anche da agenzie letterarie. Proprio per rispetto di chi si propone e si mette in gioco, ho deciso di avere un rapporto diretto e sincero con chiunque mi contatti. E se un’opera non mi interessa o non mi convince ne voglio sempre dare comunicazione in tempi accettabili. Oggi in Italia è pazzesco operare in qualsiasi settore, editoria in primo luogo, però occorre andare avanti crederci e cercare di fare qualcosa di propositivo. Magari partendo dal basso e recuperando il senso artigianale di questo lavoro, che altro non è che un servizio offerto all’autore, una mediazione di qualità tra chi scrive il libro e chi lo legge.
– Qual è la sua prima impressione sugli addetti ai lavori? Si aspettava di meglio o di peggio?
Conoscevo già abbastanza bene il mondo dell’editoria anche prima di mettere su la casa editrice. Oggi sono quello che in gergo si chiama l’ultimo arrivato, ma non mi reputo impreparato… Quando intraprendo un’attività oppure ho una nuova idea mi documento il più possibile.  Di conseguenza, per ora, non ho avuto troppe sorprese, d’altra parte occorre sempre stare coi piedi per terra. Fissare i propri obiettivi e avere un rapporto collaborativo con tutti gli altri attori in gioco. A mio avviso c’è posto per tutti e non c’è bisogno di dare spallate o tirare colpi bassi. Se lavori con coscienza qualche risultato dovrebbe arrivare.
– Cosa cambierebbe del mondo editoriale?
La distribuzione, che, in special modo per le librerie indipendenti, ha una filiera troppo lunga, con scarsi introiti per il libraio e l’editore e conseguentemente anche per l’autore. Occorrerebbe riuscire a produrre i libri a costi più bassi onde favorire il lettore che è il nostro fruitore. Io sono molto legato al vero libro che è quello cartaceo, ma ha costi più alti rispetto a un eBook. D’altra parte l’eBook risulta molto comodo, ma purtroppo non è un libro. Su questo non transigo. Una cosa è il cartaceo, un’altra un testo su supporto digitale… Ma fortunatamente il digitale non piace a tutti e c’è ancora chi continua a pretendere un rapporto diretto e tattile con la parola stampata.
– Cosa ne pensa degli editori a pagamento?
Può suonare triste, ma da una mia analisi ritengo che nessun editore possa essere definito assolutamente non ha pagamento. Ti spiego il concetto:  Il No – EAP è una invenzione di alcuni blogger o giornalisti del ramo che pur di dar lustro al loro casato hanno iniziato a sbandierare il concetto, di per sé ambiguo. Con questo non voglio dire che non siano successi o non succedano ancora episodi scandalosi, vergognosi, indefinibili… E dobbiamo essere tutti grati a chi ha smascherato il malcostume di truffatori e imbroglioni. Di sicuro questo malcostume ha in special modo disorientato gli autori e specialmente gli esordienti. Non è accertabile che a fronte di una pubblicazione ti vengano richiesti duemila, tremila o quattromila euro seppur mascherati sotto forma di fornitura di libri. Chi ti chiede cose del genere non ha la minima voglia di investire sul tuo libro, non crede in ciò che hai scritto, vuole solo guadagnare sulle tue illusioni e le tue velleità. Ci sono passato, ma considerato che sono sempre attento non sono caduto in questa rete di approfittatori. Poi ci sono le sfumature del caso.  Si può pubblicare un esordiente e non solo, chiedendogli di acquistare qualche libro senza doverlo svenare, in quanto per rispetto allo stesso sulle copie va applicato uno sconto… Io, per esempio ho deciso di operare in questo modo, primo perché non posso permettermi di fare altrimenti, poi perché ho bisogno che anche l’autore entri nell’ordine d’idee che è importante autopromuoversi e impegnarsi per vendere qualche copia.Personalmente chiedo all’autore di fare un piccolissimo investimento su se stesso acquistando almeno venticinque copie del suo libro, al quale applico uno po’ sconto sul prezzo di copertina. Questa, che può apparire come un’imposizione, non va vista come una pubblicazione a pagamento in quanto l’autore se vuole promuoversi è, diciamo, obbligato a fare delle presentazioni o a proporre il suo testo ad amici. In queste presentazioni può vendere i libri acquistati recuperando la spesa, avendone un beneficio d’immagine. Quando ero solo scrittore ho sempre acquisto volontariamente almeno cento copie che mi sono state utilissime per farmi conoscere. Ovviamente ho contrattato e ho cercato di avere il massimo dello sconto. Per chi non lo sapesse è bene ricordare che i grossi editori pubblicano gratuitamente solo i soliti noti. Nessuno ti regala niente. E anche a fronte di un importante editore per promuovere il tuo libro devi battagliare, rilasciare interviste, organizzare presentazioni, andare in TV ecc. ecc. Insomma il mercato è saturo e occorre uscire fuori dal nido. La manna non cade dal cielo… Comunque anche l’editore deve fare promozione, aderendo a fiere, partecipando a trasmissioni TV, eventi, inviando copie omaggio ai giornali, ai blog, ai media ecc. ecc. D’altra parte gli addetti ai lavori (stampa e autori) devono aver ben presente che l’editore come pure l’agenzia letteraria, il libraio e il tipografo sono degli imprenditori e come tali operano. Nessuno può permettersi di rischiare il proprio denaro. Alla base dunque bisogna scegliere di lavorare con testi di qualità, scegliendo solo ciò che può avere rilevanza letteraria o commerciale, poi c’è bisogno di un piano specifico per contenere i costi di gestione e produzione.
– Quali consigli darebbe a chi vuole aprire una casa editrice?
Credere in un futuro diserso. Dar voce agli esclusi. Essere disponibili a collaborare con gli autori, specialmente gli esordienti che sono i più esposti alle false lusinghe dei furbetti.
– Cosa sono le Cantine di Platone?
“Cantine di Platone” è il titolo di una trasmissione televisiva a cui ho partecipato e collaborato, ideata dell’emittente DI.TV con sede a Imola, che trasmette sui canali 90 – 71 –  17 del digitale terrestre. L’emittente è visibile in Emilia Romagna, Marche, Sud Lombardia e Sud Veneto, e in streaming sul sito http://www.di-tv.net/ . Ha un buon ascolto e molti telespettatori affezionati. Le puntate già andata in onda sono visibili attraverso Youtube: https://www.youtube.com/watch?v=3T6XOPDPrUo  (questo link porta a una delle dieci puntate a cui ho partecipato, ma ci sono anche le altre). In questo momento, per quanto mi risulta, il format è temporaneamente sospeso, in quanto è stato sostituito da una simile trasmissione dal titolo “Storie e” alla quale ho partecipato (ecco il link  https://www.youtube.com/watch?v=BzGMOLBF5D). “Storie e” è una trasmissione più generalizzata, che tratta gli argomenti i più disparati. “Cantine di Platone”, invece, era un programma prettamente culturale, finalizzato alla presentazione di libri e a far conoscere gli autori. Non è detto che la trasmissione possa anche essere riproposta, in quanto appena avrò pubblicato un discreto numero di autori (auguriamocelo) proporrò all’emittente di fare eventualmente uno speciale.

Ringrazio “Odi Letterari” per avermi dato modo di rispondere a questa intervista
http://odiletterari.blogspot.it/2016/04/il-mestiere-delleditore-intervista.html